domenica 24 aprile 2011

Patriottismo

Non mi sono mai sentito un “patriota”. Non nel senso di nazionalista orgoglioso di tutto ciò succede di buono nel proprio paese almeno. Molte persone però non capiscono poi come faccia ad indignarmi quando leggo di continui attacchi spregiudicati alla Costituzione, ad esempio.
Ebbene io confermo che non traggo alcun “piacere patriottico” nel sentire che uno sportivo italiano ha trionfato in qualche gara, che un ricercatore italiano ha conseguito tale incredibile scoperta o che l'azienda italiana primeggia nel mondo. Il fatto che tutto ciò sia italiano non ha alcuna importanza per me. Mi stupisco, rimango impressionato e rivolgo i miei complimenti alle persone che conseguono tali risultati.
L'orgoglio di sentirsi parte di una comunità nazionale che ha supportato, magari in minima parte, tale risultato eccezionale... quello sarebbe un patriottismo sano che comprenderei e supporterei. Quando una comunità lavora e produce un risultato grandioso che concorre al benessere e allo sviluppo della comunità stessa, allora ha dei meriti effettivi, concreti. E vanno certamente riconosciuti.
Quando l'Italia, come società, ha concorso tutta assieme alla stesura della Carta Costituzionale si è prodotto un documento fondato su dei valori che sono il più possibile condivisi e che tuttavia supportano lo sviluppo e la tolleranza di tutte le minoranze, sociali o di opinione.
E contrariamente a quanto molti credono e professano, il fascismo non è tollerato, non perchè sia una minoranza che ha storicamente perso la guerra, ma perchè si tratta di un concetto politico nemico della democrazia e delle opinioni altrui, nonché nemico dei diritti e della vita degli avversari.
Fu un grandissimo risultato democratico attribuire un valore alle scelte della maggioranza, pur stabilendo che nessuna minoranza può essere ignorata o lesa nei propri diritti fondamentali.
Sono profondamente patriota in questo. Mi sento orgoglioso che il frutto della resistenza partigiana sia stato un impegno globale e condiviso teso a migliorare la nostra società, senza prevaricazioni.
Sono tanto orgoglioso, quanto mi vergogno degli abissi di immoralità, egoismo e indifferenza in cui era sprofondata la società italiana negli anni del fascismo.
Il patriottismo elevato a fede assoluta nella propria nazione, per me non ha alcun senso. Io concorro allo sviluppo del mio paese, perchè vivo in una situazione socio-politico-culturale che mi impone una realtà di stati confinanti con sovranità e legislazioni differenti. Pertanto è l'inquadramento giuridico che mi riconosce come cittadino italiano, prima che cittadino del mondo. Che mi impedisce in larga parte di concorrere ad un più logico sviluppo mondiale dell'umanità.
Io, personalmente, sono orgoglioso di un successo in qualsiasi campo delle arti umane, sia che lo compia un cittadino italiano, sia che lo compia un canadese, sia che lo compia la società vietnamita o l'intera comunità africana.
Perchè credo fermamente che in questo mondo esista il giusto, credo che esista il bene. Esistono modi di fare corretti e modi di fare inaccettabili e abbietti. Esiste il rispetto delle opinioni altrui e delle usanze a noi sconosciute. E ritengo non sia affatto sbagliato ricordare e rendere onore a chi si comporta in maniera giusta e ammirevole. Sia un singolo o una comunità.
Perchè l'Italia, questo nostro paese diviso, campanilista, tenuto assieme con il vinavil per miracolo deve trovare una linea comune di unità sociale se vuole rimanere una nazione coesa. Dobbiamo smettere di essere individualisti come siamo, indifferenti a qualsiasi terremoto sociale.
Perchè se non ritroviamo velocemente la strada della correttezza sociale, questo paese avrà bisogno di una nuova Resistenza, composta da coloro che ancora riusciranno a distinguere l'intollerabile arroganza di chi vuole seppellire le minoranze e i dissensi sotto un'ondata di consenso ignorante e indifferente.
Buona Festa della Repubblica a tutti quanti.

lunedì 4 aprile 2011

Immaginazione e informazione

Qualche giorno fa un veloce scambio di battute con un collega mi ha turbato. L'argomento erano gli immigrati in arrivo a Lampedusa. Mi chiedevo, retoricamente credo, se chiunque, trovandosi in mezzo alla guerra, alla repressione e alle squadracce che girano per le città... ma anche solo vivendo in un paese in miseria… se qualunque essere umano, non farebbe di tutto per la propria famiglia.

Ebbene, senza entrare nel dettaglio della situazione dell'immigrazione, ciò che mi ha stupito oltremodo è stata la risposta del mio collega: "mi dispiace ma io non riesco ad immaginarmi in una situazione simile".
Lo sgomento che mi ha causato questa semplice frase mi risulta incredibile.
L’immaginazione è una delle peculiarità che ci distingue come esseri umani, giusto? Com’è possibile allora che una persona non riesca ad immaginarsi in una differente condizione sociale, economica, geopolitica?
E’ indubbio che l’immaginazione funzioni in base a ciò che conosciamo: il nostro cervello riesce a inventare cose nuove, ma deve avere comunque delle basi di partenza da poter mescolare tra loro. Un cieco dalla nascita non sa cosa sono i colori e non comprenderà mai cos’è la vista, ma può immaginare questo quinto senso facendo delle associazioni mentali tra le peculiarità degli altri 4 sensi. Diversamente immaginare sé stessi in un’altra condizione sociale, dovrebbe risultare facile per la nostra mente in quest’epoca di multimedialità. Eppure ciò non accade...
Molte persone ormai si auto-inducono ad ignorare tutte le notizie, tutte le informazioni che possono causare loro una sensazione di disagio o senso di colpa. Non hanno alcuno stimolo vedere foto di feriti di guerra, e non  guarderanno mai un servizio sulle popolazioni che muoiono di sete, consapevoli di farsi un bagno al giorno.
E al tempo stesso hanno colpa anche le tv e i giornali, che non forzano questa informazione proponendola frequentemente e in maniera diretta e cruda. Non contribuiscono a formare una cultura informando, ma narcotizzano e blandizzano gli spettatori, purchè non cambino canale.
Questo blog è nato con lo scopo di informare, in maniera chiara ma rigorosa. Non voglio arrendermi all'ignoranza e all'indifferenza e spero, nel mio piccolo, di fornire uno stimolo in più a chiunque mi legga, per riuscire a immaginare le più svariate situazioni e poter dunque scegliere con reale consapevolezza.
Continuate a seguirmi e abbiate pazienza se non sarò costante o se i post non saranno frequenti.

domenica 27 marzo 2011

Nucleare: parliamo di cose serie?





foto del cantiere di Olkiluoto, EPR Finlandese

Apre oggi, questo mio blog... diciamo "informativo" e l'argomento è l'attualissimo dibattito sull'energia nucleare.

Quanto segue è frutto di una mia personale ricerca e si attiene esclusivamente a dati ufficiali di cui trovate le fonti in coda a questo post. Io ho letto e riassunto questi dati in 5 punti, che ritengo importanti... ma sopratutto comprensibili a chiunque, perchè si parla di costi di costruzione come possono essere quelli di casa vostra... e di kWh, come trovate nella vostra bolletta dell'energia elettrica ogni mese.

Benvenuti dunque! Spero possa risultare interessante anche per voi.

- QUANTA ENERGIA PRODUCONO LE CENTRALI NUCLEARI?
Le moderne centrali nucleari, come Olkiluoto in costruzione in Finlandia, producono circa 4-5 TWh (miliardi di kWh) all’anno.
L’Italia ha un fabbisogno energetico annuo di circa 320 TWh, quindi 5 centrali soddisferanno tra il 6,2 e il 7,8% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.

- QUANTO COSTA UNA CENTRALE NUCLEARE MODERNA?
Areva offre le sue centrali EPR a circa 8 miliardi di euro l’una. (1600 MW di potenza)
Non è calcolabile il costo complessivo di realizzazione, ciclo vitale, dismissione e smaltimento sicuro di una centrale nucleare. I primi due parziali sono stimabili e soggetti a fluttuazioni, i secondi due parziali non sono immaginabili attualmente, visto che nessuna centrale è ancora stata dismessa completamente fino a totale bonifica della zona.

- QUANTO DURA UNA CENTRALE NUCLEARE?
Gli impianti tradizionali vengono progettati con una durata prevista di esercizio di circa 40 anni. Gli EPR moderni progettati da AREVA, prevedono 60 anni di esercizio.
Si ipotizza di poterli ammodernare in seguito, con nuove tecnologie scoperte nel frattempo.
Se così non fosse vanno condotti a spegnimento e in seguito smantellati.
Lo smantellamento può durare oltre 100 anni.
Inoltre l’uranio è un carburante non rinnovabile e la sua disponibilità terminerà entro un secolo circa, a questo ritmo di estrazione.

- E’ CONVENIENTE IL COSTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA NUCLEARE?
Attualmente uno studio del MIT del 2009, dimostra che il costo di un kWh nucleare è di 8,6 centesimi di dollaro. Quello del carbone è 6,2 e del gas 6,5.
Il kWh nucleare dunque costa di più.
E questo calcolo non tiene conto dei costi di dismissione e smaltimento della centrale e delle scorie radioattive, che non sono stimabili.

- COSA SI FA DELLE SCORIE RADIOATTIVE?
Ce ne sono diversi tipi… il combustibile esaurito di un impianto nucleare, per ritornare ad avere la radioattività naturale del materiale di partenza (uranio o torio), può impiegare da un minimo di 10000 anni ad un massimo di 1 milione di anni. E rimarrebbe ancora altamente radioattivo, quanto lo sono l’uranio e il torio in natura.
Attualmente nessun paese al mondo ha progettato una soluzione definitiva, sufficientemente sicura, per stoccare tali scorie per una durata così lunga.


Fonti: UXC , leader nel "consulting nucleare", opera rating dei prezzi dell'uranio
dati storici sui consumi italiani da TERNA
, azienda con concessione per la distribuzione di energia in Italia
sito AREVA
, costruttore EPR Olkiluoto
dati specifici di Olkiluoto
sito
di un'azienda fornitrice di tecnologie per l'industria della produzione energetica